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L'acqua minerale

Con oltre 300 marche di acqua minerale disponibili sul mercato, è comprensibile un po’ di imbarazzo: in cosa differiscono l'una dall'altra? Valgono tutte la spesa? Come scegliere l'acqua più adatta alle proprie esigenze?

Il residuo fisso

C'è da dire che l'etichetta dell'acqua minerale costituisce un riferimento davvero utile per valutarne la qualità. Una prima indicazione importante è il “residuo fisso”, che segnala la quantità di sali presenti, espressi in milligrammi di sostanze minerali per litro di acqua. In rapporto al residuo fisso, si trovano in commercio quattro gruppi di acque minerali: minimamente mineralizzate (residuo fisso inferiore a 50 mg/l), oligominerali (compreso tra 50 e 500 mg/l), medio minerali (tra i 500 e i 1500 mg/l), ricche di minerali (superiore ai 1500 mg/l) sono acque speciali e le trovi in farmacia.

Le acque oligominerali, con residuo fisso al di sotto dei 500 mg/l, sono considerate le più adatte per un consumo quotidiano: in media presentano una composizione salina bilanciata, svolgono una giusta funzione diuretica e non hanno controindicazioni. In alternativa, se si fa molto sport e si suda parecchio, si può andare su una medio minerale, più ricca di sali, mentre se si soffre di problemi ai reni è meglio scegliere un’acqua minimamente mineralizzata. A questo proposito, la pubblicità vanta spesso la leggerezza delle acque di montagna; è vero: queste acque minerali contengono davvero pochissimi sali e sono leggerissime, molto diuretiche e indicate nella cura dell’ipertensione e della calcolosi renale. Il motivo della loro leggerezza è semplice: prima di sgorgare alla sorgente non compiono grandi viaggi sotterranei e non hanno il tempo di arricchirsi di molti sali minerali.

Nitrati: meglio pochi

Al di là della quantità di sali presenti, è poi importante valutare la loro qualità. Soprattutto, vale la pena di puntare l'attenzione sulla presenza di nitrati (NO3-), sostanze indesiderabili che ostacolano l’ossigenazione del sangue e nell’organismo possono formare indirettamente sostanze cancerogene (nitrosammine). La legge prevede dei limiti per la loro presenza, sia nell’acqua del rubinetto sia nella minerale, ma sono limiti che molti ritengono un po’ troppo alti. Tenendo presente che assumiamo i nitrati anche attraverso la verdura, i salumi e diversi prodotti confezionati, la regola più sensata da seguire è una sola: meno nitrati ci sono nell'acqua minerale e meglio è. Confrontando le diverse marche, si possono constatare differenze significative tra l'una e l'altra: mediamente si può affermare che una buona acqua minerale non dovrebbe contenere più di 6-7 mg/l di queste sostanze.

Il calcio: più importante del sodio

Se i nitrati sono un componente indesiderato, il calcio (Ca++) costituisce invece una presenza positiva: se contenuto in alta quantità (orientativamente più di 200 mg/l), rende l’acqua una bevanda preziosa anche per la salute delle ossa e per contrastare l’osteoporosi.

Al contrario, non sono particolarmente salutari le acque povere di sodio, nonostante la pubblicità insista moltissimo su questa loro caratteristica. Intendiamoci: che mangiamo troppo sale è un dato di fatto, così come è accertato che questo predisponga all’ipertensione, ma di sodio con l’acqua ne assumiamo davvero poco e non è lì che è più importante risparmiare. Basti pensare che, anche scegliendo un’acqua piuttosto ricca di sodio (diciamo 30 mg/l), dovremmo berne quasi 10 litri per introdurre la stessa quantità di sodio di due sole fette di pane.

Ancora quattro consigli

Quanto alla scelta tra acqua minerale liscia o gassata, si tratta esclusivamente di un fatto di gusto, in quanto la gassatura (una semplice aggiunta di anidride carbonica) non modifica in nessun modo le proprietà dell'acqua, ma la rende solo più appetibile.

Sempre con riferimento alla salute, se piacciono le acque “saporite”, ricche di sali, è meglio che se ne alternino di diverse marche, per evitare ogni problema di accumulo di minerali nell’organismo. In effetti, la scelta dell’acqua di ogni giorno non dovrebbe mai andare a quei tipi che si caratterizzano per la prevalenza netta di un solo componente (col tempo potrebbe accumularsi nel fisico), ma cambiando di tanto in tanto la marca dell’acqua si può stare sicuri di evitare ogni problema.

Per quanto riguarda la differenza tra bottiglia di vetro e di plastica, la prima garantisce una miglior igiene. Le bottiglie di plastica, infatti, sono più sensibili all’esposizione al sole e al caldo, e alcune ricerche recentissime hanno dimostrato che i contenitori in PET possono anche rilasciare minime quantità di sostanze simili ad estrogeni.

Infine due parole sul prezzo, che può variare enormemente da marca a marca. Ebbene, non è assolutamente detto che un’acqua più cara sia per forza migliore: è sempre la composizione in etichetta il primo riferimento per valutare la qualità.

07/04/2021